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Sito Creato Marzo 2009

Ultimo Aggiornamento

09 Febbrario 2014

Tecnica McKenzie

La tecnica McKenzie è una  terapia meccanica che si basa principalmente sull'educazione del paziente e sull'autotrattamento. L'efficacia della terapia dipende dall'accuratezza della diagnosi meccanica, essa si avvale della raccolta della storia del disturbo ponendo opportune domande al paziente; viene chiarito: da quanto tempo è presente il disturbo al fine di capire se lo stesso si trova in fase acuta, subacuta o cronica, la localizzazione dei sintomi, quali posizioni o movimenti e attività influenzano in meglio o in peggio o non hanno effetto sul disturbo. Si cerca di trovare un sintomo guida il quale serve come riferimento.

 

 

Eventuali controindicazioni alla terapia meccanica vengono esplorate. Infine viene ipotizzata una possibile classificazione, essa può essere: di tipo non meccanico ovvero infiammatorio acuto nel caso in cui il dolore costante non mostri alcuna risposta o meccanica ovvero non diminuisca in alcun modo con nessuna posizione o nessun movimento. Nel caso in cui esista una risposta meccanica essa può essere inquadrata in una delle sindromi meccaniche individuate da McKenzie o può evidenziare caratteristiche meccaniche di tipo ancora diverso. Nella seconda parte della diagnosi viene osservata la postura in relazione con la presenza di eventuale riduzione dell'escursione articolare dei segmenti articolari in esame e infine vengono scelti ed eseguiti alcuni test meccanici standard adatti a verificare la specifica ipotesi diagnostica fatta durante la raccolta della storia.

 

Se vi sono più ipotesi diagnostiche vengono eseguiti più test al fine di ottenere una diagnosi differenziale. I test comprendono: movimenti singoli, movimenti ripetuti e posizioni statiche , movimenti passivi, attivi o contrazioni isometriche contro resistenza per valutare articolarità e andamento del dolore prima durante e dopo i test. Spesso alcuni di questi movimenti o posizioni, per il tipo di risposta ottenuta vengono anche suggeriti al paziente come autotrattamento.

 

Le tre sindromi meccaniche individuate da McKenzie

Sindrome posturale

Si manifesta a livello articolare con dolore locale dopo che il soggetto ha continuato a mantenere una certa posizione a fine arco di movimento per molto tempo. Il dolore è causato dalla deformazione dei tessuti articolari, esso cessa quasi immediatamente cambiando posizione; non si riscontra riduzione dell'escursione articolare. Per sindrome da postura, si intende una sintomatologia dolorosa che compare quando una posizione incongrua viene tenuta per lungo tempo e si caratterizza dal fatto che modificando la postura cessa il dolore.

 

Sindrome da disfunzione

In questo caso un danno tissutale è avvenuto, esso può essere conseguenza del mancato rimodellamento per eccesso di immobilità del tessuto di riparazione che tende ad accorciarsi fino a sei mesi dopo un trauma oppure a causa del mantenimento di una o più articolazioni a fine arco in modo abitudinario o a causa di processi degenerativi. La risposta meccanica in caso di sindrome da disfunzione è tipica; nel caso delle articolazioni i tessuti accorciati provocheranno dolore ogni volta che si tenta di raggiungere il fine arco sia attivamente che passivamente, ma cesserà totalmente quando si ritorna ad arco medio, ogni ripetizione di movimento a fine arco produce la medesima sensazione dolorosa. L'accorciamento dei tessuti provoca anche l'impossibilità di raggiungere il fine arco di movimento.

 

Sindrome da derangement

Si tratta di una dislocazione interna di tessuto articolare, frequentemente dischi intervertebrali e menischi; “l'ernia discale intervertebrale non è altro che il risultato di un derangement”. Le cause possono essere diverse: traumi o il mantenimento abituale di posture a fine arco di movimento e in carico decentrato a livello dell'articolazione interessata, come ad esempio stando seduti rilassati scorretti con la schiena curva in avanti, la fisiologica lordosi lombare: curva della colonna vertebrale a concavità posteriore risulterà invertita, mentre si avranno carichi decentrati a livello dei dischi intervertebrali lombari e infine il derangement può essere causato da processi degenerativi che comportano la presenza di frammenti tissutali all'interno di una articolazione.

 

 

Sindromi meccaniche e loro trattamento  

Nella sindrome da postura non essendoci un danno tissutale la terapia consiste nell'educazione ad una postura corretta. Laddove non è possibile modificare la postura si consiglia al paziente di intercalare la postura provocativa con frequenti pause durante le quali deve cambiare posizione evitando di stare troppo tempo con le articolazioni colpite mantenute a fine arco di movimento o in caso di strutture contrattili con i muscoli interessati continuamente contratti.

Nel caso della sindrome da disfunzione i tessuti articolari devono essere stirati ritmicamente a fine arco di movimento riproducendo il dolore in modo intermittente, esso deve cessare pochi minuti dopo l'esercizio: la tensione continua, non intermittente, può essere invece dannosa. Non ci si aspetteranno cambiamenti rapidi, ma nell'ordine delle settimane o dei mesi, se non di più. Per quanto riguarda le strutture contrattili si comincia con delle serie di contrazioni isometriche controresistenza le quali devono riprodurre i sintomi perché creino forte tensione a livello tendineo dove è presente tessuto cicatriziale accorciato.

Quando le contrazioni isometriche controresistenza non riproducono più la sensazione dolorosa intermittente o non sono efficaci si passa a contrazioni isotoniche concentriche ed eccentriche. Le contrazioni eccentriche hanno una potente azione di rinforzo a livello dei tendini disfunzionali per causa di processi di guarigione interrotti. Una disfunzione si potrà dire guarita solo quando le tensioni provocative dei sintomi non produrranno più dolore perché i tessuti accorciati saranno stati rimodellati a sufficienza.

Il derangement in una prima fase va ridotto tramite posizioni o movimenti ripetuti nella direzione riduttiva, una volta ridotto bisogna mantenere la riduzione evitando quanto possibile le posizioni e i movimenti nella direzione peggiorativa. Una volta che la riduzione è diventata stabile bisogna riprendere anche i movimenti nella direzione provocativa, solitamente quella contraria, al fine di evitare il crearsi di una disfunzione in senso opposto alla riduzione del derangement. Per evitare che i movimenti nella direzione provocativa ricreino il derangement il trattamento si conclude con i soliti esercizi nella direzione di riduzione del derangement. Infine una volta riprese le attività abitudinarie il paziente a scopo di profilassi dovrà eseguire regolarmente gli esercizi riduttivi del derangement anche se con frequenza e numero di ripetizioni molto inferiori e comunque dovrà continuare a mantenere una postura corretta.

 

Evidenza clinica

Molte terapie passive si affidano per la diagnosi alla palpazione al fine di individuare con precisione la struttura responsabile del disturbo sulla base di congetture anatomofisiologiche. Alcuni studi hanno evidenziato che in molti disturbi muscoloscheletrici la palpazione non riesce ad individuare con precisione la struttura ritenuta responsabile del disturbo, sono carenti; affidabilità, specificità e sensibilità, al contrario sono risultati più efficaci per l'analisi della risposta sintomatica tramite la raccolta della storia e i test con posizioni e movimenti ripetuti, i quali hanno dimostrato di avere validità intra e interoperatore, nel senso che diversi operatori sono arrivati a conclusioni simili rispetto allo stesso caso in esame, diversamente da quanto avviene con la palpazione. La risposta sintomatica non sempre fornisce informazioni precise su quali strutture sono responsabili del dolore, ma si dimostra affidabile nella classificazione della risposta sintomatica simile per tutti i tessuti dello stesso tipo e nella medesima condizione di alterazione in relazione alla fase acuta, subacuta o cronica e per la gestione del trattamento.

Nel caso di dolore lombare la valutazione meccanica si è dimostrata una valida alternativa alla diagnostica per immagini radiografiche e risonanza magnetica. Uno studio ha evidenziato, come nel caso di pazienti con sintomi modesti, che la diagnostica per immagine può dare falsi positivi e falsi negativi. Persone asintomatiche possono mostrare alterazioni dei dischi intervertebrali come nei casi sintomatici, mentre casi sintomatici possono non mostrare alterazioni visibili.

Un altro studio ha mostrato che la sola lettura del referto causa aggravamento dei sintomi percepiti. Per quanto riguarda la terapia meccanica sono stati eseguiti diversi studi sul dolore lombare dai quali emerge che il riposo a letto non è di nessuno aiuto nella fase subacuta e in quella cronica, mentre gli esercizi sono utili. Secondo alcune revisioni di studi, sia gli esercizi in flessione che quelli in estensione sono ugualmente efficaci, mentre secondo altri studi gli esercizi in estensione della colonna lombare, sono più efficaci di un programma di esercizi generali o in flessione.

Da un altro studio è emerso che i pazienti che avevano ricevuto l'istruzione di evitare la flessione di mattina appena alzati hanno ridotto significativamente il dolore lombare durante tutta la giornata al contrario di quelli del gruppo di controllo che effettuavano esercizi fittizi studiati per non avere effetto sul mal di schiena. Quando anche al gruppo di controllo sono state date le stesse istruzioni ricevute dal primo gruppo, si è avuta una analoga riduzione dei sintomi anche in questo gruppo. Infine ci sono dati statisticamente rilevanti che indicano come la presenza di centralizzazione dei sintomi accompagnata dal recupero dell'arco di movimento sia un predittore di prognosi favorevole.

 

 


Pagina creata 20 Settembre 2012