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Sito Creato Marzo 2009

Ultimo Aggiornamento

09 Febbrario 2014

Le patologie nel ciclismo

Il ciclismo è tra le discipline sportive e ricreative più popolari e la sua pratica ha un generale impatto positivo sulla salute e sull’umore. Tuttavia la pratica del ciclismo comporta anche esposizione a rischi per la salute sia in termini di traumi legati a incidenti sia in termini di sviluppo di patologie non traumatiche. Infatti, diversi fattori tra i quali il tipo di disciplina (ciclismo su strada o su percorsi sterrati), il contatto continuo di parti del corpo su piccole superfici della sella e il numero di ore trascorse in bicicletta, una postura scorretta possono svolgere un ruolo causale in patologie croniche a carico di mani, polsi, ginocchia e della zona perineale. 

Tra le patologie più frequenti che possono interessare l'apparato locomotore riscontriamo:

Le tendiniti rotulee. Si chiamano così l’insieme dei fenomeni dolorosi che interessano il tendine rotuleo. Sul tendine rotuleo nella corsa a piedi si esercita una trazione di 700 kg ad ogni falcata che arriva fino a 1200 kg in situazioni particolari di sforzo. Nel ciclista questo tendine è sollecitato in modo particolare, in media 150 colpi di pedale al km, 30.000 per la lunghezza media di una tappa del Giro d’Italia. Il più delle volte assistiamo a tendiniti di inserzione, cioè all’inserzione del tendine sull’osso.
Tale inserzione è sede di microrotture che non hanno Il tempo di cicatrizzarsi per causa della sollecitazione continua ed eccessiva. Queste rotture microscopiche, sono all’origine di cisti e di noduli talvolta voluminosi, che provocano un disagio doloroso, di apparizione talvolta progressiva talvolta brutale, che sopravviene in seguito ad una gara o allenamento. Il dolore risiede in corrispondenza del tendine rotuleo e può diventare intenso in caso di flessione sulle gambe, che talvolta risulta impossibile.

Tendinite della zampa d’oca. Sulla faccia interna dell’estremità superiore della tibia (parte interna del ginocchio per intenderci), si inseriscono tre muscoli (sartorio, semitendinoso e gracile interno) che costituiscono il gruppo muscolare della zampa d’oca. Questi muscoli terminano con una lamina tendinea che scivola sulla faccia interna dell’estremità superiore della tibia, per una distanza da 6 a 10 cm prima di inserirsi. Tra la lamina tendinea e la tibia esiste una borsa sierosa (detta enserina) di scivolamento molto importante, perché permette ai tendini di scivolare sull’osso senza provocare attrito. 

 

Questo gruppo muscolare ha due funzioni, quella di flettere il ginocchio e quella di favorire la rotazione interna della tibia sul femore. Una infiammazione può sopravvenire quando questa borsa sierosa è troppo sollecitata, a causa della cattiva posizione del piede sul pedale oppure perché i muscoli restano contratti, invece di rilassarsi. Essi funzionano, in effetti come antagonisti del quadricipite. In questo caso compare un dolore che aumenta se si continua a pedalare. Si instaura così un circolo vizioso, favorendo l’intervento di una tendinoborsite. Una buna risoluzione si ottiene con l’uso di Tecarterapia.

Lombalgie, Lombosciatalgie e Lombocruralgie. Si tratta di sindromi dolorose di frequentissima osservazione.  Sono causate spesso, ma non esclusivamente, da alterazioni discali del rachide lombare.
Si ha lombalgia quando la sintomatologia è limitata alla regione lombare. Essa è espressione clinica di un qualsiasi processo che colpisce le strutture osteofibrose del rachide lombare senza determinare alcun risentimento sulle radici spinali corrispondenti.
Si ha lombosciatalgia o lombocruralgia quando la sintomatologia si estende ad interessare anche l’arto inferiore, rispettivamente nel territorio del nervo sciatico o del nervo crurale. Tutti e due i quadri chimici sono espressione di una sofferenza radicolare, sia essa dovuta come più spesso accade ad una particolare alterazione del disco, che prende il nome di ” ernia discale “, oppure ad uno dei molti altri fattori che pure possono determinarla.

La lombalgia è la sindrome lombare di più frequente osservazione. Colpisce specialmente l’età adulta, il sesso femminile e quelle professioni (es. autisti) che espongono le articolazioni a maggiore usura.


Obiettivamente si riscontra con varia intensità:

  • dolore spontaneo, localizzato al rachide lombare, con accentuazione alla pressione locale ed ai tentativi di mobilizzazione del tronco
  • contrattura delle masse muscolari paravertebrali, con secondario atteggiamento antalgico del rachide lombare in lieve flessione anteriore o laterale
  • rigidità del tronco, ben evidenziabile nei tentativi di flettere anteriormente il rachide.

 

Per un ciclista, questa zona è sottoposta a due tipi di sollecitazioni:

  • la reazione del suolo, moltiplicata per la velocità, aumenta in particolare i carichi esercitati sui dischi L5-S I e L4-L5
  • la contrazione disordinata o anormale dei muscoli paravertebrali

 

Quando la pedalata non è fluida e regolare, il ciclista sollecita eccessiva mente i muscoli lombosacrali, che sono allora la fonte di carichi anormali sulla cerniera lombosacrale. Così si spiega l’apparizione di lombalgie, talora aggravate da una sciatalgia. Noi pensiamo che uno stile fluido, che metta il meno possibile in tensione muscoli paravertebrali, sia della massima importanza per il corridore ciclista Il modo in cui si poggiano le braccia sul manubrio è fondamentale. Comunque, la distanza fra sella e manubrio deve essere rigorosamente adattata alla morfologia di ciascun ciclista.

L’insieme di queste precauzioni può evitare, o almeno diminuire, l’importanza e la frequenza delle lombalgie. Se queste sopravvengono nonostante le misure suggerite, si impone un esame completo della colonna vertebrale. La cura delle lombalgie e delle lombosciatalgie si rivela talvolta lunga e difficile. In primo luogo, l’esame radiologico cercherà un’eventuale anomalia vertebrale. La contrattura muscolare è il riflesso di ogni piccola irregolarità, acuta o cronica, dell’apparato locomotore. Essa corrisponde a una reazione dolorosa del muscolo, provocata da una piccola o grande irregolarità articolare, ossea, radicolare, legamentosa, capsulare o tendinea. L’effetto di questa contrattura è la diminuzione dell’attività fondamentale del soggetto, sia perché la contrattura si oppone al movimento, sia perché essa è dolorosa. Come nel capitolo delle tendiniti, bisogna avere sempre presente il “circolo vizioso” e sapere come agire.

L’azione sarà differente se l’affezione proviene da un ‘irregolarità meccanica minore oppure da una reazione infiammatoria riflessa puramente muscolare, legamentosa o capsulare. Se il problema è meccanico, si agisce in un primo tempo con la manipolazione, allo scopo di riequilibrare il segmento leso e recuperare la mobilità e, in un secondo tempo, mediante trazioni vertebrali associate a massaggi,  o alla fisioterapia. Incomincia quindi la rieducazione, che può essere miotonica, isometrica o propriocettiva. Si può cosi ricercare un miglioramento della statica mediante esercizi di autoallungamento e di mobilizzazione segmentale. 

 

Dopo un esame clinico e radiologico, si può ricorrere all’uso di suole di equilibrio e di correzione. Se si tratta di un problema infiammatorio, bisogna agire direttamente su questa causa con elettroterapia, massaggi e trazioni, per poi passare a una rieducazione ben programmata, quando si è ottenuto il miglioramento. Nei due casi, secondo l’entità del dolore, si completa la cura con il riposo e un trattamento medico adatto, che comprenderà antinfiammatori, analgesici e miorilassanti. Anche le infiltrazioni locali sono talvolta efficaci. In caso di mancato miglioramento con le terapie sopra accennate, si può tentare l’uso momentaneo di un busto. 

Nel caso che alla lombalgia si associano dolori agli arti inferiori, si può ipotizzare l’esistenza di un’ernia del disco, in questo caso la cura è più complessa. Le manipolazioni associate al trattamento antinfiammatorio sopra citato possono non essere sufficienti, nel quel caso la soluzione chirurgica deve essere presa in considerazione e può addirittura rivelarsi necessaria.

Strappi dei muscoli posteriori della coscia. I muscoli posteriori della coscia sono muscoli potenti che nascono sull’ischio e terminano al ginocchio. Essi servono a estendere l’anca e a flettere il ginocchio. In principio, quando questi muscoli si contraggono, il quadricipite deve rilassarsi. Il movimento di contrazione è essenziale per il ciclista. Se questi due gruppi muscolari contraggono contemporaneamente per una qualunque ragione, il quadricipite, che è un muscolo molto più potente, provoca uno stiramento brutale degli antagonisti, con rischio di strappo di uno o più gruppi di fibre muscolari. Quando si verifica questo strappo, di solito lo sforzo non viene immediatamente interrotto. E solo quattro o sei ore dopo che arriva il dolore. Negli stiramenti più gravi, il dolore può sorgere più precocemente, e dopo una mezz’ora la pedalata diventa completamente impossibile. La cura dello strappo dei muscoli in questione consiste soprattutto nel riposo. Negli stiramenti leggeri, la sintomatologia si attenua rapidamente e sparisce entro dieci o quindici giorni.

Per contro, negli stiramenti forti, il dolore può prolungarsi molto e persistere molte settimane, per non dire mesi. In ogni caso, la ripresa dell’attività sportiva deve essere lenta e graduale. Se il dolore ricompare, bisogna saper diminuire o anche interrompere di nuovo l’allenamento. E’  indispensabile l’uso di apparecchiature strumentali per terapie fisiche e adeguate manualità fisioterapiche per la riduzione dello stato di contrattura conseguente e la facilitazione del riassorbimento del versamento.